C’è un giorno, nel calendario, che da anni proviamo a riempire di significato. Lo vestiamo di rosso, lo profumiamo di promesse, lo mettiamo in vetrina. Eppure, San Valentino non nasce per farci “fare qualcosa”: nasce per farci sentire.
Sentire che l’amore non è una performance, ma una scelta. Non è una frase perfetta, ma un gesto che ritorna. Non è un grande evento, ma una costellazione di piccole luci: quelle che accendiamo ogni giorno, anche quando nessuno guarda.
E forse la domanda più bella da farci, oggi, è semplice e immensa:
che cos’è l’amore, davvero?
L’amore per sé: la casa in cui abitiamo
Amarsi non è guardarsi allo specchio e dirsi che va tutto bene. Amarsi è più silenzioso, più vero: è restare.
Restare quando siamo stanchi.
Restare quando sbagliamo.
Restare quando ci sentiamo “troppo” o “non abbastanza”.
L’amore per sé non è egoismo, non è chiudersi. È, piuttosto, aprire una stanza dentro di noi e dire: qui puoi respirare.
È imparare a proteggere i confini senza alzare muri.
È saper dire “no” senza colpa.
È concedersi il diritto di cambiare idea, di crescere, di rallentare.
A volte l’amore per sé comincia da un dettaglio piccolissimo:
un bicchiere d’acqua bevuto con calma,
una passeggiata senza cuffie,
una carezza data alla pelle come se fosse un modo di dire: ti vedo.
Perché sì, il corpo ascolta.
E quando lo trattiamo con delicatezza, gli stiamo insegnando che merita rispetto.
Non per essere “più belli”, ma per essere più presenti.
L’amore per l’altro: la libertà di scegliersi ogni giorno
Poi c’è l’altro. La persona amata. Quella che ci arriva addosso come una primavera improvvisa, o come un porto sicuro dopo la tempesta.
E anche qui, l’amore non è una fotografia perfetta.
È movimento.
È pratica.
È una lingua che si impara col tempo.
Amare qualcuno significa:
non smettere di essere curiosi.
Fare spazio.
Domandare: come stai, davvero?
Non per dovere, ma per desiderio.
Amare è ricordarsi che l’altro non è “nostro”.
È con noi.
È riconoscere che ogni relazione ha stagioni: ci sono giorni in cui si ride, e giorni in cui si resiste. Giorni in cui ci si cerca, e giorni in cui ci si impara di nuovo.
E se c’è un segreto – uno solo – è questo:
l’amore non è la certezza che non cambierà nulla.
È la promessa che, anche se cambia tutto, proveremo a guardarci con verità.
L’amore, alla fine, è presenza
Se ti va, puoi trasformare questo giorno in un rituale: scegliere qualità, lentezza e gesti che fanno bene – alla pelle, certo, ma soprattutto al modo in cui abiti te stesso/a e la tua relazione.
Non serve fare molto. Serve farlo bene. Ecco un rituale breve, da vivere da soli o in due, per trasformare la giornata in un gesto di presenza:
- 1 minuto – Respiro: siediti, poggia una mano sul petto, una sul ventre. Tre respiri lenti. Solo questo.
- 3 minuti – Sguardo: davanti allo specchio (o davanti all’altro), scegli una frase vera. Una sola. “Mi merito gentilezza.” / “Oggi ti scelgo.”
- 4 minuti – Cura: un gesto lento: crema, olio, massaggio alle mani, carezza al viso. Non per “correggere”, ma per ringraziare.
- 2 minuti – Gratitudine: scrivi (o dì) tre cose: una che ami di te, una che ami dell’altro, una che ami della vita che state costruendo.
10 minuti sembrano pochi? Forse. Ma è tutto. Perché l’amore non si misura in grandezza. Si misura in presenza.